MUPIC - Museo delle Pietre Coti della Valle Seriana

E’ nato con l’intento di salvaguardare il patrimonio storico e culturale legato alla escavazione, lavorazione e commercializzazione delle coti , le indispensabili pietre che servono per ridare il filo agli attrezzi da taglio, in particolare alla falce fienaia, la cui perfetta efficienza era essenziale nell’economia agricola tradizionale per l’approvvigionamento annuale dei foraggi.
Nembro, Pradalunga e Albino furono per secoli i centri di produzione di pietre coti la cui qualità non temeva concorrenza.
La meccanizzazione dell’agricoltura ha sospinto ai margini questa industria che nel secolo XIX contava ancora in Bergamasca quasi un migliaio di addetti, tra uomini e donne. Il museo è situato a Nembro, in via Ronchetti 29, nella casa che appartenne alla famiglia Bonorandi.
E’ stato inaugurato e aperto al pubblico il 23 dicembre 2007.

Casa Bonorandi

Questo edificio, ora sede del MUPIC, il Museo delle Pietre Coti della Valle Seriana, appartenne alla famiglia Bonorandi, titolare di una delle due ditte produttrici di pietre coti esistenti a Nembro, azienda che fu attiva sino ai primi anni Sessanta del Novecento. In questa casa la famiglia Bonorandi risedette per decenni; nelle immediate adiacenze dell’abitazione esistevano i laboratori per la lavorazione delle lastre di pietra estratte dalle cave della Valcossera e della valle del Luio.
La famiglia Bonorandi, che annovera tra i suoi componenti anche due patrioti che combatterono nelle guerre risorgimentali, proveniva dalla Svizzera e si dedicò all’attività estrattiva delle coti in territorio nembrese dalla metà del secolo XIX. I Bonorandi erano originari di Lavin, in Engadina: l’interesse per le pietre coti derivava loro anche dal fatto che nella regione d’origine le coti bergamasche erano conosciute ed ampiamente utilizzate sui vasti prati stabili che fornivano il foraggio per un cospicuo e diffuso allevamento bovino.

Itinerario di visita

Il Museo delle Pietre Coti della Valle Seriana offre al visitatore la possibilità di conoscere direttamente le diverse fasi della lunga, difficile e pericolosa escavazione delle coti praticata in gallerie che si estendevano per centinaia di metri «nelle viscere della montagna»; le particolari tecniche di lavorazione che permettevano di ricavare le coti dalle lastre di pietra buona cavate; i successivi passaggi legati alla levigazione, rifinitura, etichettatura, imballaggio e spedizione delle coti, in gran parte destinate a mercati stranieri. L’itinerario espositivo, particolarmente curato e suggestivo, accompagna il visitatore dalla cava e dall’ambiente naturale in cui essa è situata, sino ai mercati, sparsi per il mondo, di destinazione delle «perfettissime» coti bergamasche. Accanto alle attrezzature specifiche - da segnalare l’imponente fitadura meccanica un tempo mossa dalla forza idraulica, destinata alla levigazione delle pietre - una serie di pannelli illustra le varie fasi della lavorazione e documenta l’antichità, l’importanza e le singolari caratteristiche geologiche delle coti bergamasche. Una postazione video permette di osservare dal vivo l’uso della pietra cote durante le fasi della fienagione tradizionale. Uno spazio didattico al piano superiore permette di svolgere attività interattive legate alla lavorazione delle pietre coti.
Una sezione documentaria è in fase di allestimento.