Le fonti storiche

Trevasco è la denominazione con la quale viene oggi indicata la località dove sorge la chiesa della SS. Trinità.

Secondo lo storico Ronchetti, arciprete di Nembro nei primi decenni dell’ottocento, è nel 1584 che hanno avuto inizio i lavori per la costruzione.

La costruzione

La facciata è intonacata e sopra il portale d’ingresso è aperta una finestra tonda. Nel secolo scorso si è provveduto a realizzare il portico che precede l’ingresso e occupa parte del piccolo sagrato pavimentato con semplici ciottoli.

Attualmente è in restauro la casa posta a nord, un tempo abitata dal cappellano.

L’interno

E’ molto semplice, un unico vano, nel quale, superati due gradini, si apre il presbiterio.

L’altare, leggermente arretrato, è decorato con intarsi a fiori e disegni arabescati, così come la balaustra. La parte superiore e il tabernacolo sono dorati. Dietro, sulla parete, in una grande cornice dorata, un buon dipinto che raffigura La Trinità con i SS. Rocco e Bernardo con la presenza di un donatore, forse un Pina-Rondi della ricca famiglia locale che aveva interessi anche a Venezia.

L’opera, anche se in passato assegnata a Palma il giovane o a scuola veneta, è forse più vicina all’ambito cremonese di Bernardino Campi. Sullo sfondo notiamo una città che si ispira a Roma, ma il tutto è dominato da una città murata che è chiaramente Bergamo alta con le mura venete. Il pittore è verosimilmente bergamasco, degli inizi del ‘600, fortemente influenzato dalla pittura veneta ma legato anche alla cultura cremonese.

Interessanti sono i paliotti dei due altari posti sulle pareti a sinistra e a destra del presbiterio, dipinti con fiori e frutti.

Sopra l’altare di sinistra troviamo un’altra bella tela Madonna in gloria, i SS. Giovanni Battista e Caterina e due devoti, un uomo e un bambino (sempre della famiglia Pina-Rondi?). In antico era considerata opera del Salmeggia perché sulla ruota, attributo di S. Caterina è leggibile una sigla “AE.A” interpretata come “Aeneas Salmetia”. La critica recente riconduce l’opera ad un ambito veneto (tintorettesco-veronesiano, secondo Francesco Rossi). Se le figure dei due santi sono riconducibili a Paolo Veronese, la gamma cromatica si avvicina al Cavagna e quindi all’ambiente artistico bergamasco: l’autore potrebbe essere un artista che si muove tra il Veneto e la Lombardia.

Sulla parete opposta vi è una tela settecentesca d'autore ignoto, riconducibile forse a Marziale Carobbio (figlio del pittore Giovanni), con raffigurati S. Giuseppe, S. Luigi e un Santo.