Le fonti storiche

Trevasco è una vasta parte del territorio di Nembro suddiviso in S. Vito, La Trinità, Piazzo ed altre località minori, luoghi anticamente abitati da numerose famiglie che lavoravano la terra. Le difficoltà causate dalla lontananza dalla parrocchia di S. Martino, in particolare durante i mesi invernali, devono essere state le ragioni per la costruzione di una chiesa a S. Vito. Non conosciamo una data certa di fondazione ma un lascito testamentario di Tonolo Brunelli, del 1461, nomina la chiesa come appena costruita. La prima descrizione è invece rintracciabile nella visita pastorale del 1575 di S. Carlo Borromeo. Fu in seguito ristrutturata più volte ed assunse l’aspetto attuale nel 1804.

Fin dalla sua fondazione sarà la Confraternita o Scuola di S. Maria di S. Vito a gestirne i lasciti e i terreni di proprietà fino alla soppressione a seguito delle disposizioni napoleoniche in vigore all’inizio dell’ottocento.

La costruzione

Posta lungo la strada per Selvino, presenta una semplice facciata intonacata e un portico che corre lungo il lato sinistro.

L’ingresso principale, semplice e contornato di pietra, si apre verso un piccolo sagrato. In alto è stata aperta una finestra di gusto settecentesco, vicino è visibile una pietra con incisa una data di difficile lettura, forse 21 settembre 1485.

La parete sinistra, intonacata e riparata dal portico, è decorata da alcuni affreschi databili alla fine del XV-inizio XVI secolo. Sono riconoscibili i SS. Sebastiano, Pietro (ridipinto, richiama i caratteri di Antonio abate) e Rocco, una Madonna col Bambino e alcuni frammenti ormai illeggibili. Sopra l’ingresso laterale si legge una data dipinta, 1618.

L’interno

La chiesa è ad una sola navata, suddivisa in tre campate da due archi a sesto acuto e da un arco a tutto sesto che immette nel presbiterio. Quest’ultimo, di forma quadrata, si apre su un piccolo coro semicircolare ed è frutto dei lavori attuati nel 1804.

L'orientamento era in origine diverso e l’altare era posto dove troviamo il portale d’ingresso; sulla parete, in alto, sono ancora leggibili alcuni frammenti di un affresco con Annunciazione.

In seguito, forse nel settecento, l’altare fu addossato alla parete, ora non più esistente perché si apre il presbiterio. Sulle pareti della prima campata sono dipinte ad affresco diverse Madonna col Bambino, Madonna del latte e santi. A destra è visibile una Madonna col Bambino in trono, opera che ricorda affreschi presenti in S. Maria in Borgo. Riconoscibili alcuni santi: Pietro e una bella Lucia dalle ricche vesti; sulla sinistra Madonna in trono che allatta tra due santi (Fermo e Rustico?), Giovanni Battista, un vescovo, Bernardino e devoto. Nella seconda campata sopra la porta d’ingresso laterale vi sono frammenti di affreschi raffiguranti una Madonna e alcuni Santi, tutti databili al XV secolo, uno porta l’iscrizione 1462. Sulla parete di fronte si trovano l’ingresso al campanile e una piccola cantoria con organo.

La terza campata è occupata, sul lato sinistro, da una grande tela dalla bella cornice in legno con dipinta Assunzione di autore ignoto del XVII secolo di ambito bergamasco. Un interessante Crocifisso del XVII secolo, secondo quanto è possibile leggere nel cartiglio posto alla base è riconducibile a Jacopo Onesti di Pordenone.

La parete destra è quasi interamente occupata dall’altare un tempo dedicato a S. Rocco, in legno dipinto con paliotto decorato con fiori e frutti, del XVII secolo. Sopra troviamo un’ancona con statue di legno, del XVI secolo quella che rappresenta S. Antonio abate, più tarda unache raffigura S. Rocco, mentre S. Vito, al centro, è più recente. Nell’abside vi è una tela con S. Maria Assunta tra i SS. Fermo e Rustico d'autore ignoto di ambito bergamasco della fine del XVI-inizio XVII secolo. Nei pennacchi le immagini dei quattro Evangelisti dipinte dal decoratore bergamasco Emilio Nembrini all’inizio del ‘900, così come tutte le decorazioni della volta.

SS. Vito, Modesto e Crescenzia

Vito, secondo il Martirologio, era un fanciullo originario di Mazara del Vallo, affidato dal padre vedovo ai coniugi Modesto e Crescenzia che lo allevarono ai principi cristiani. Per questo furono martirizzati sotto Diocleziano. San Vito era molto invocato per la letargia, per i morsi da bestie velenose o idrofobe e contro la corea, malattia del sistema nervoso detta anche ballo di S. Vito.